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Riflessioni

E secondo voi Mr.Nobody ha diritti? (anonimato in rete)

003137-anonimo.jpgArgomento del dibattere: l’anonimato in rete. Un diritto fondamentale o un “lusso” cui poter rinunciare? Nel corso delle settimane si sono susseguiti nella “blogosfera” interventi ora a favore di questa ora di quella tesi.Io dico la mia :) E voi che ne pensate??



Di norma non amo molto riprendere e “rilanciare” i commenti che saltuariamente faccio nei diversi blog che leggo, e questo sia per rispetto “dello spazio altrui” (se una discussione è cominciata in un “luogo” non vedo perchè dovrebbe cambiare sede) che per una ragione strettamente personale (sono leggermente pudico e non penso di dire cose poi cosi profonde o interessanti, salvo ovviamente quando “mi prendono i sani 5 minuti”).Stavolta però penso sia “doveroso” fare uno strappo alla regola dal momento che l’argomento del contendere ha una portata generale ed avrà una rilevanza sempre maggiore nella nostra quotidianità: si parla di anonimato in rete.
Il la al ragionamento me l’ha dato questo intervento di Stefano Quintarelli, che a sua volta richiama un bell’articolo di Guido Scorza
Il mio personale punto di vista l’ho espresso nei commenti del Quinta’s Blog, e lo riprendo (ritoccandolo minimamente) qui:

Ciao, espongo anche io il mio pensiero su questo argomento che ritengo molto interessante.
A mio personale avviso sia (soprattutto) nei commenti, che in parte nell’articolo di Guido Scorza (uno studente che contraddice un professore? non penso di essere capace di tanto, diciamo che avrei argomentato diversamente) si perde un pò di vista il dato normativo, che poi sarebbe l’unico punto “saldo” su cui basarsi.
In realtà io ritengo che un diritto all’animato sia configurabile e tutelabile, anzi vi sono diverse disposizione di legge che lo prevedono espressamente (cosi su 2 piedi mi viene in mente il mancato riconoscimento/disconoscimento del figlio alla nascita*, oppure alcuni trattamenti sanitari, quali ad esempio le analisi del sangue che si possono effettuare in molti consultori per rilevare l’eventuale sieropositività).Tutte ipotesi in cui non solo si può agire nel pieno anonimato, ma addirittura questo diritto è tutelato dall’ ordinamento.

Partendo da questo dato di fatto poi,a mio avviso, è alquanto opinabile che possa sussistere un generalizzato diritto all’anonimato (d’accordissimo con Guido Scorza da qui in poi dunque).Certo la nostra Cost. (dato che alla fine “gira e gira” la gente va sempre ad argomentare le proprie ragioni richiamandosi ai primi articoli della carta fondamentale) prevede alcuni diritti fondamentali ed inviolabili: libertà d’espressione, d’opinione, inviolabilità della corrispondenza e di qualunque altra forma di comunicazione….ecc ecc
Tutti diritti sacrosanti, ma che difficilmente possono essere ricondotti alla nozione di anonimato. Insomma a me pare evidente che tra anonimato e segretezza della corrispondenza o inviolabilità di ogni forma di comunicazione intercorra un chiaro rapporto di genere e specie, ed è tutto da provare che l’anonimato possa essere utilizzato quale semplice “sinonimo” di segretezza (come se il primo fosse sempre riconducibile e ricompreso nel secondo).
Anzi a me pare esattamente il contrario. Dunque se l’ordinamento tutela l’anonimato lo fa solo in specifiche ipotesi previste dal legislatore (per quanto attiene il “mondo delle comunicazioni informatiche” si dovrebbe andare a rivedere le modifiche legislative del ’93, sempre che la materia non sia stata ulteriormente novellata), senza che sussista alcun generalizzato diritto all’anonimato.

Infatti, a mio parere, se utilizzare i 2 termini come sinonimi può essere ammissibile in chiave “quotidiana”, non direi lo stesso in chiave normativa. E se questo avviene è il frutto di un generale “decadimento” non solo della società civile, quanto anche dell’attività legislativa (ps. parlo da semplice studente di giurisprudenza: la normativa degli anni 30 è di una chiarezza cristallina se comparata a quegli obbrobri che il Parlamento ha partorito nell’ultimo ventennio).

Non dimentichiamoci poi di un fondamento basilare di qualunque società “civile e moderna” (sembrerà una banalità ma a leggere qualche commento la “cosa” non sembra chiarissima): la sfera giuridica
di ognuno è degna di tutela fino a che con la propria condotta non si offenda o leda una sfera giuridica altrui.
Se cosi non fosse non avrebbero ragione di sussistere tutti quei reati (diffamazione, reati a mezzo stampa….) che potrebbero essere ricompresi “sotto l’ombrello” della libertà d’espressione o d’opinione.
In una società moderna si è titolari non solo di diritti, ma anche di doveri (e purtroppo di questa seconda parte si tende a dimenticarsene): ritenere anche solo ipoteticamente che possa essere oggetto di tutela e di diritti Mr.Nobody, un quid “vaporoso e non meglio identificato” totalmente irresponsabile (dato che non lo posso identificare, come sarebbe possibile ipotizzare che sia responsabile delle proprie azioni?), mi pare un aberrazione assoluta.

*= normativa che poi lascia aperta (purtroppo) tutta una serie di problematiche non di poco conto relative alla “investigazione” dei propri genitori naturali.

ciao
Skumpic

Ps. il mio è il parere dell’ultimo della classe sia chiaro. Il mio percorso universitario è oltremodo lungo (7 anni:P) e privo di grosse soddisfazioni!!!
Ps2. scusate la lunghezza ed un grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi fino a qui!!!

In un secondo intervento ho poi modo di sottolineare quella che per me è la distinzione fondamentale tra privacy e anonimato:

Allora a mio avviso anonimato e privacy operano su 2 livelli differenti (parlo ovviamente sempre dall’alto della mia ignoranza :P). Parlerei di privacy in tutti quegli ambiti in cui si deve “tutelare la segretezza dei dati personali”, mentre l’anonimato opera a monte “come assenza di dati personali”.
Nei vari commenti si fanno esempi (crittografia delle mail, google analytics, cookies, telecamere al parco) che a mio avviso riguardano più la privacy che l’anonimato.
Leggendo i vostri commenti io rivedo in voi “la necessità di rimanere anonimi perchè nessuno tutela la mia privacy”.
Necessità che probabilmente verrebbe meno con una seria (o quanto meno applicata) legge sulla privacy.
Ma darei rilevanza giuridica e riconoscerei l’anonimato (inteso come “assenza di dati personali”) solamente in quelle ipotesi in cui vi è un bene superiore da tutelare (tornando ai miei esempi: la vita del bambino, la salute pubblica ecc ecc).

E voi che ne pensate???

anonimo.jpg

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